2) Descartes. Il metodo.
In questa lettura Descartes ci spiega cosa egli intenda per metodo
e ci fa comprendere perch lo ritenga tanto importante. Poi egli
traccia le linee ispiratrici del suo metodo, che devono portare
alla mathesis universalis.
R. Descartes, Regole per la guida dell'intelligenza, Regola quarta
(pagina 123).

C' negli uomini la consuetudine che ogni qual volta scoprano
qualche somiglianza tra due cose, giudichino di ambedue, anche per
ci in cui esse sono differenti, quello che hanno verificato vero
dell'una o dell'altra. Cos, male paragonando le scienze, che
consistono interamente nella cognizione, che  di natura
spirituale, con le arti, le quali richiedono un certo esercizio e
abitudine del corpo, e vedendo che non tutte le arti si possono
apprendere contemporaneamente da un medesimo uomo, ma che riesce
pi facilmente ottimo artista colui che ne esercita una soltanto,
poich le stesse mani non possono rendersi atte a coltivare i
campi e suonar la cetra, o a svariati mestieri di tal genere,
tanto acconciamente quanto ad uno solo di essi - credettero il
medesimo anche riguardo alle scienze, e distinguendole tra loro
secondo la diversit degli oggetti, hanno ritenuto che si debba
cercar di acquistarle una per una distintamente e mettendo da
parte tutte le altre. In ci si sono completamente ingannati.
Infatti, poich tutte le scienze non sono nient'altro che l'umano
sapere, il quale permane sempre uno e medesimo, per differenti che
siano gli oggetti a cui si applica, n prende da essi maggior
distinzione di quanta ne prenda il lume del sole dalla variet
delle cose che illumina, non c' bisogno di racchiudere la mente
in alcun limite; e invero la conoscenza di un'unica verit non ci
disvia, come fa invece l'esercizio d'un mestiere, dal ritrovamento
di un'altra, ma piuttosto ci  d'aiuto. E mi sembra cosa da destar
proprio meraviglia, che gran numero di persone indaghi
diligentissimamente i costumi degli uomini, le virt delle piante,
i moti degli astri, le trasformazioni dei metalli e gli oggetti di
altre simili discipline, e che frattanto quasi nessuno volga il
pensiero alla retta mente, ossia a questa universale sapienza,
quando nondimeno tutte le altre cose sono degne di stima non tanto
di per s, quanto perch portano qualche tributo ad essa. E per
fermo non ingiustamente proponiamo prima di tutte questa regola,
poich niente ci allontana maggiormente dalla retta via di ricerca
della verit, che il dirigere gli studi non gi a tal fine
generale, ma a qualche fine particolare. Non parlo di fini
perversi e condannabili come sono la vuota rinomanza e il guadagno
disonesto:  evidente infatti che modi fraudolenti e cose false
adatte all'intelligenza del volgo aprono una strada molto pi
spedita di quanto non possa la solida conoscenza del vero. Ma
intendo parlare dei fini onesti e lodevoli, perch spesso da
questi siamo ingannati in maniera alquanto sottile: come se ci
dedichiamo a ricerche utili per le comodit della vita o per quel
piacere che si trova nella contemplazione del vero, e che in
questa vita  quasi l'unica felicit completa e non turbata da
alcun dolore. Giacch possiamo certo aspettarci questi legittimi
frutti delle scienze; ma se entro la cosa da studiare pensiamo ad
essi, spesso fanno s che molto di ci che  necessario alla
conoscenza di altre cose venga tralasciato, o perch a prima vista
sembra poco utile o perch attrae poco la nostra curiosit. Ed 
da ritenere che tutte [le scienze] sono cos connesse tra loro,
che  di gran lunga pi facile impararle tutte insieme, che
separare una sola di esse dalle altre. Se uno pertanto vuole
indagare sul serio la verit delle cose, non deve scegliere una
qualche scienza particolare; poich sono tutte congiunte tra loro
e dipendenti ciascuna dalle altre; ma egli pensi soltanto ad
aumentare il natural lume di ragione, non per risolvere questa o
quella difficolt di scuola, ma affinch nei singoli casi della
vita l'intelletto additi alla volont che cosa sia da scegliere; e
in breve vedr con meraviglia e di aver fatto progressi di gran
lunga maggiori di coloro che si occupano di cose particolari, e di
aver conseguito non soltanto tutti quei risultati che gli altri
bramano, ma anche risultati pi alti di quelli che essi possono
sperare.
R. Descartes, Opere, Laterza, Bari, 1967, volume primo, pagine 17-
18.
